Derry 2013

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Scuola in visita al centro cinematografico nazionale, Vilnius, Lituania
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martedì 10 gennaio 2017

IL CINEMA A SCUOLA. UN “NUOVO PRIMO PASSO”?

Una delle grandi novità del ddl 2287 approvato in dicembre in Parlamento è l’intervento previsto dalla riforma in materia di “Educazione all’immagine”. L’articolo 27, comma 1, lettera I del ddl dichiara tra i propri obiettivi quanto segue:

«Sostenere, di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per un importo complessivo pari ad almeno il 3 per cento della dotazione del Fondo per il cinema e l’audiovisivo, aggiuntivo rispetto al limite previsto, ai sensi dell’articolo 13, comma 5, per i contributi di cui all’articolo 26 e al presente articolo, il potenziamento delle competenze nel cinema, nelle tecniche e nei media di produzione e di diffusione delle immagini e dei suoni, nonché l’alfabetizzazione all’arte, alle tecniche e ai media di produzione e diffusione delle immagini, ai sensi dell’articolo 1, comma 7, lettere c) e f), della legge 13 luglio 2015, n. 107».

Questo articolo si inserisce nello spazio che, più di un anno fa, si aprì per la presenza dei linguaggi artistici, tra cui il cinema, nell’ambito della legge 107/2015 meglio nota come “La buona scuola”. Nella sua versione iniziale risalente all’estate 2015, che andava sotto il nome di ddl 1835 di cui  la senatrice Rosa Maria Di Giorgi è stata prima firmataria, l’articolo 31 proponeva un obiettivo diverso: l’inserimento di un insegnamento curricolare di educazione all’immagine trasversale ai curricoli scolastici delle scuole di vari ordini e gradi. Ed è a circa un anno fa che risale il convegno che l’Università degli Studi Roma Tre ha promosso, in collaborazione con Eurovisioni-Festival Internazionale di  Cinema e Televisione, dal titolo inequivocabile “Perché l’educazione all’immagine cinematografica e audiovisiva è un elemento strategico per l’Italia e l’Europa” per raccogliere la sfida del Parlamento, convegno al quale parteciparono la stessa Senatrice Di Giorgi, Silvia Costa, Europarlamentare, Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo e già relatrice presso di esso del Programma Europa Creativa, Il Centro Sperimentale di Cinematografia, il British Film Institute, Gianni Amelio, Daniele Vicari e altri personaggi e autori che da sempre hanno a cuore questa causa. Tramontata questa ipotesi, e a posteriori dei vari innesti che ha subito il ddl 1835 (tra i quali il dl 649, risalente alla precedente legislatura), la priorità si è spostata sull’educazione non formale, sulla promozione e su una dotazione finanziaria minima per progetti di educazione all’immagine cinematografica e audiovisiva. Dotazione che la legge stabilisce in un tetto minimo del 3% del budget, che ammonta a 400 milioni, a disposizione per attività di promozione cinematografica. Parliamo di 12 milioni di euro.

Al di là di come, poi, sarà disposto in merito alle procedure e le modalità di accesso a questi fondi questo articolo sancisce un passaggio storico rilevante per la storia delle politiche culturali e cinematografiche nazionali. Il leit motiv che risuona nelle orecchie dei tanti operatori che, nel corso degli ultimi venti-trent’anni, hanno lavorato per l’affermazione dell’educazione all’immagine cinematografica e audiovisiva come una priorità strategica per il comparto audiovisivo nazionale è sempre stato più o meno questo: in Italia si parla di “didattica del cinema”, di “alfabetizzazione al linguaggio cinematografico” da più di quarant’anni ma mai nessun governo ha legiferato per creare un assetto strategico stabile per la presenza di questo asse nelle politiche nazionali. Oggi sembra che un ennesimo, primo passo in questa direzione sia stato fatto. Parlo di ennesimo primo passo perché l’Italia non è nuova a passi del genere. Già nel 1999, per volere dapprima del Ministro Tullio De Mauro e poi del ministro Luigi Berlinguer (Governo Prodi I), e con la spinta determinante di Lino Miccichè, all’epoca Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia e Direttore del Dipartimento Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre, fu varato il Piano Nazionale per la Promozione della Didattica del Linguaggio Cinematografico e Audiovisivo nella Scuola, che fu finanziato dal MIUR fino al 2001 con ben 2,2 miliardi di vecchie lire e fu promosso da Università Roma Tre e Centro Sperimentale di Cinematografia in collaborazione con gli ex-IRRE (Istituti Regionali di Ricerca Educativa, enti regionali collegati al MIUR ormai aboliti nel 2012) che coinvolse circa 10000 studenti e 1000 docenti di 500 scuole di ogni ordine e grado in varie regioni nel corso di due anni di sperimentazione caratterizzati da un livello qualitativo, ad oggi, non più raggiunto in tale ambito nel nostro paese.
Anni dopo, nel 2010, in seguito a una lunga gestazione, il cinema avrebbe fatto il suo primo ingresso nella scuola come disciplina curriculare, atteso con ansia e con quasi vent’anni di ritardo rispetto, ad esempio, ai cugini francesi, a quel 2000 nel quale l’allora ministro dell’Educazione Nazionale Jack Lang chiamo a sé Alain Bergala per redigere un piano nazionale per l’niserimento dei linguaggi artistici, e quindi nel cinema, nei percorsi scolastici. Dopo anni di presenze cross-curricolari vaghe e generiche nei programmi della scuola primaria in base alla Riforma dei Licei, varata sotto il ministero Gelmini, il nuovo Liceo Artistico si è corredato di un indirizzo “Audiovisivo e Multimediale”, che prevede come insegnamenti caratterizzanti ben due materie (almeno sulla carta) di ambito cinematografico: Discipline Audiovisive e Multimediali e Laboratorio Audiovisivo e Multimediale. Da quel momento ad oggi molti licei artistici hanno, da un lato, aperto l’indirizzo audiovisivo e multimediale, proseguendo e istituzionalizzando una sperimentazione che in alcuni casi già portavano storicamente avanti e che negli anni ha immesso sul mercato professionalità e forza lavoro che sarebbe poi andata a formarsi nelle grandi scuole di cinema nazionali ed internazionali. Allo stesso modo, d’altra parte, per l’indirizzo audiovisivo e multimediale si è aperto un limbo: il tanto atteso riordino delle classi di concorso e il loro adeguamento che avrebbe dovuto seguire la riforma del 2010 non sarebbe arrivato che dopo 6 anni, nel 2016, per volere del Ministro Giannini in concomitanza con il concorso previsto dalla legge 107/2015. 6 anni in cui presidi e docenti che incarnano quel patrimonio straordinario di esperienze e competenze cinematografiche curricolari nella scuola si sono dovuti arrangiare in completa solitudine, al di fuori di un inquadramento istituzionale che il nuovo indirizzo avrebbe richiesto con maggiore urgenza.
Per inciso, in seguito all’avvento del tanto atteso riordino delle classi di concorso i due insegnamenti di cui sopra sono stati abbinati alla classe di concorso A07-Discipine Audiovisive i cui titoli di accesso sono stati stabiliti nelle seugenti lauree: Laura Magistrale in Architettura del paesaggio e Laurea Magistrale in Architettura e ingegneria edile. A nulla sono finora valsi i tentativi degli organi consultivi di rappresentanza delle lauree di settori scientifico-disciplinari affini in difesa delle competenze e delle specificità dell’insegnamento e dei titoli che tali competenze rappresentano. Uno su tutti, la Laurea DAMS, che risulta clamorosamente esclusa dal novero dei titoli di accesso tagliando fuori dal mercato del lavoro decine e decine di laureati, potenzialmente in possesso di tutte le competenze necessarie per insegnare in questo indirizzo.

Mai come in questo caso l’esempio proposto dai nostri concittadini europei si è rivelato un elemento catalizzatore di processi che, solo fino a 4 o 5 anni fa, erano perlopiù fermi. Dopo più di un decennio in cui si è lungamente dibattuto in merito alla Media Education, tramite il lavoro del Media Literacy Expert Group nell’ambito delle attività del Programma MEDIA (che per l’Italia hanno visto il coinvolgimento di realtà molto attive come ad esempio Centro Zaffiria di Bellaria-Igea Marina), nel 2012 la Commissione Europea avrebbe finalmente pubblicato, per la prima volta, un bando per una gara d’appalto per l’affidamento di uno studio ricognitivo sullo stato dell’arte nei paesi dell’Unione in merito alla Film Literacy, termine con il quale in Europa si identifica – pur con qualche slittamento di significato - l’educazione all’immagine cinematografica e audiovisiva. Questo primo report, dal titolo “Screening Literacy. Film education in Europe”, è stato realizzato dal BFI-British Film Institute in collaborazione, per l’Italia, con il Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre e con l’endorsement del Centro Sperimentale di Cinematografia. Il report fornisce anche una definizione di film literacy:

Con il termine Film Literacy si intende quell’universo di competenze legate alla comprensione del testo audiovisivo e alla capacità di sviluppare uno sguardo critico e analitico; inoltre, si pone l’accento sulla capacità di guardare al patrimonio cinematografico con interesse promuovendo, in particolare presso il giovane pubblico, una maggiore conoscenza della cultura e dell’industria cinematografiche europee e avendo come fine ultimo di costruire un pubblico per l’offerta culturale di cinema europeo e una cittadinanza attiva e consapevole. (definizione tradotta da Screening Literacy Report)

Il report sarebbe soprattutto servito alla Commissione per stabilire le llinee-guida per l’uscita del primo bando mai pubblicato nella storia delle istituzioni europee a sostegno di attività di film literacy. Il bando, denominato “Support to Audience Development”, è stato inserito nel 2014 all’interno delle linee d’intervento del nuovo Programma Europa Creativa e mette a disposizione degli enti europei di promozione cinematografica più di 1 milione di euro l’anno per interventi di alfabetizzazione al cinema e all’audiovisivo. Lo schema di finanziamento ad oggi ha sostenuto più di 15 progetti, alcuni su più edizioni, in 3 anni in vari paesi europei.

La creazione di questa cornice istituzionale in ambito europeo ha certamente portato all’attenzione delle istituzioni e degli stakeholders del comparto cinematografico nazionale la priorità strategica dell’educazione all’immagine cinematografica e audiovisiva, una priorità che fino a poco prima era stata trascurata e lasciata da parte per ricercare le ragioni della crisi perenne del comparto esclusivamente all’interno dei meccanismi dell’industria, quando invece ciò che oggi sembra ovvio sembrava ovvio già allora: secondo i dati più recenti un cittadino su due non annovera oggi il cinema nel proprio universo culturale, ciò significa che alla base della crisi c’è anche, e soprattutto, una crisi del rapporto che ha storicamente legato il pubblico con l’offerta cinematografica, incidendo sia sullo stato di salute del comparto, sia sul tenore di vita e sulle frequentazioni culturali dei cittadini, soprattutto dei più giovani. Complici una molteplicità di fattori, tra cui quelli legati all’attuale assetto della costellazione di media, audiovisivi e non, che popolano l’immaginario delle nuove generazioni, il cinema è pressochè scomparso dal panorama delle frequentazioni culturali di questa fascia di pubblico e di cittadini. Una zona grigia che è la prova schiacciante del ritardo congenito del nostro paese al confronto con altri paesi europei. Basti pensare al mai abbastanza tirato in ballo modello francese, che è oggi un faro per le politiche culturali europee, eredità del gran lavoro di personaggi che nel corso degli ultimi trent’anni, dai ministri Jack Lang e Catherina Tasca, artefici di un disegno senza precedenti di promozione della cultura nei luoghi dell’educazione, a accademici illuminati come Roger Odin e Alain Bergala, hanno contribuito a costruire un disegno strategico di costante attenzione verso il pubblico. Un pubblico che, oggi, grazie all’apporto fondamentale e ai dispositivi portati avanti da istituzioni nazionali come il CNC o la Cinémathèque Française, segue e sostiene l’industria frequentando le sale e facendo del cinema un consumo culturale quotidiano. Oppure il modello dei paesi anglosassoni, nel quale è centrale il concetto di “strategia nazionale” che mette al centro il coordinamento tra le politiche istituzionali dall’alto e gli interventi sul territorio dal basso, le istituzioni della cultura e dell’istruzione in un unico disegno strategico finalizzato alla crescita culturale del pubblico, con un’attenzione particolare al pubblico giovane. Ne è un esempio da imitare il modello Nordirlandese, paese del Regno Unito che nel corso degli ultimi 15 anni, grazie alla presenza di un istituzione di livello nazionale di riferimento come il BFI, ad una stabilità politica e sociale sconosciuta fino ad allora e alla creazione di un sistema di governance democratico che favorisce il dialogo tra le istituzioni e la società civile, è stato in grado di dare luogo a un modello unico in Europa per efficienza e diffusione di processi di film literacy. O il modello polacco, in grado di realizzare, in pochi anni, una crescita di investimenti pubblici europei nella cultura e un proliferare di dispositivi che hanno reso accessibile al giovane pubblico il patrimonio cinematografico storico nazionale grazie a degli accordi tra i ministeri della cultura e dell’istruzione.

Nell’attesa di vedere pubblicati i decreti attuativi è legittimo interpretare questo articolo 27, comma 1 lettera I del ddl 2287 come un segnale di incoraggiamento, pur con delle significative riserve. Come è stato già rilevato in alcuni, puntuali interventi che si sono avvicendati nella tempesta di reazioni all’approvazione di questa legge cinema che ne denunciano i molti e non trascurabili difetti, questo provvedimento, pur lasciando intuire la volontà di ricostruire il rapporto tra il cinema e il proprio pubblico e la cittadinanza a cominciare dalla scuola, non appare risolutivo in tal senso né tanto meno arriva a porre l'Italia al livello di altri paesi europei: la creazione di un dispositivo legislativo che tutela un settore con dei finanziamenti che ne difendano l’autonomia e la dignità come mai finora era stato fatto – la cui reale natura e le cui reali modalità di erogazione attendono conferma e definizione – è sicuramente un segnale positivo, ma non prefigura ancora un assetto nel quale la Film Literacy sia riconosciuta come un elemento consustanziale al più ampio meccanismo della filiera. A ben vedere, si tratta di un provvedimento apparentemente avulso dall’impianto della legge, in esso non si fa cenno all’idea di dare luogo a una strategia nazionale per la crescita del comparto che includa l’educazione e l’alfabetizzazione come un segmento funzionale della filiera, come accade nei modelli europei più efficienti. Non si allude, in tal senso, all’istituzione di una cabina di regia in alcuna forma, un tavolo permanente e inclusivo tra tutti i settori interessati che agisca nell’interesse comune della creazione di una strategia nazionale di educazione all’immagine cinematografica e audiovisiva, scevra da ingerenze commerciali e autenticamente e strategicamente finalizzata a ricucire il rapporto tra il cinema e il pubblico e alla formazione del pubblico del domani.

In conclusione, questo articolo si dà come un prezioso risultato di anni di battaglie e e rivendicazioni ma non deve essere interpretato come un traguardo definitivo: il denaro non è l’unico linguaggio che lo stato e l’istituzione possono parlare per sostenere un settore o un’attività; una legge, che è espressione di un modello di governance, deve esprimere una visione, un obiettivo che comprenda organicamente tutti gli ambiti di intervento di un comparto verso una finalità unica. È questo che ci insegnano i modello europei ma che, in questa legge, ancora non si dà a vedere.

Simone Moraldi

martedì 15 luglio 2014

Il discorso di Stefano Rulli, Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, pronunciato in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi

Pubblichiamo un passaggio del discorso di Stefano Rulli, Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia, dal titolo "Per un nuovo Centro Sperimentale di Cinematografia e dell'Audiovisivo", pronunciato in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi (Roma, 10 luglio 2014).

"
1. Prospettive e problemi del cinema italiano
Troppo spesso parlando del nostro cinema prevalgono analisi contrapposte e al limite dello schizofrenia: a chi coglie i segni di una buona salute creativa nei riconoscimenti internazionali - dall'Oscar de 'La grande bellezza' di Paolo Sorrentino al premio a Cannes per Alice Rohrwacher - nonché in un ricambio generazionale armonioso che ha pochi esempi in Europa, si contrappone chi, sulla base di numeri inequivocabili e impietosi come quelli degli incassi e degli spettatori, ne segnala la scarsa capacità di creare un rapporto ampio e duraturo con il pubblico nazionale.
Entrambe le analisi contengono elementi di verità, ma ognuna, da sola, non è in grado di cogliere la complessità del fenomeno, che va invece considerato proprio nella sua ambivalenza e contraddittorietà per capire meglio in che direzione, tutti insieme, Istituzioni, autori, produttori e lavoratori del settore, si devono muovere.

[...]

L'assenza di qualunque forma di insegnamento del cinema nelle scuole, denunciata a più riprese in passato come foriera di sventura, ha fatto sì che l'educazione all'immagine dei giovani del duemila si sia ridotta al consumo dei prodotti della televisione generalista e del cinema hollywoodiano, o a una fruizione disordinatamente autodidatta da streaming, in un corto circuito drammatico per cui il giovane, privo di qualunque cultura di base audiovisiva, finisce per scegliere prevalentemente solo quello che già conosce.
Per riannodare quel filo decisivo che legava in passato la produzione filmica al suo pubblico, occorre attivare quanto prima le istituzioni culturali più adatte per far conoscere ai giovani quello che è stato il nostro "immaginario collettivo" e che si è strutturato film dopo film dai primi del novecento ad oggi: la scuola e la cineteca.
In sintesi, per mettere in campo una nuova "narrazione audiovisiva" che possa riguardare davvero un ampio spettro di cittadini, non occorre solo formare al meglio nuovi autori, ma anche formare un nuovo pubblico.
Se questo è vero, l'intero ciclo dell' industria dell'audiovisivo non va più pensato nei termini tradizionali di ideazione/produzione/distribuzione, ma va considerato come strategico per il suo sviluppo un ulteriore segmento: quello della formazione.
Di questo segmento il Centro Sperimentale di Cinematografia può e deve diventare protagonista.
"


(Link al testo integrale del discorso sul sito web di Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia: http://www.fondazionecsc.it/news.jsp?ID_NEWS=2144&areaNews=8&GTemplate=default.jsp)

martedì 29 aprile 2014

Lecce, 2 maggio 2014. Tavola rotonda "Film Literacy, Accessibility and Audience Development"

Il giorno 2 maggio 2014 alle ore 10, presso la Sala Pignatelli del Castello Carlo V a Lecce, nell'ambito della 15° edizione del Festival del Cinema Europeo, avrà luogo la tavola rotonda dal titolo "Film Literacy, Accessibility and Audicence Development". Coordina Doris Pack (Presidente della Commissione Educazione e Cultura del Parlamento Europeo). Intervengono Cristina Soldano (Direttore Artistico del Festival), Paolo Perrone (Sindaco di Lecce), Airan Berg (Coordinatore Artistico di Lecce 2019), Nathalie Bourgeois (Direttore del Servizio Pedagogico della Cinémathèque Française e Responsabile del Dispositivo europeo "Le cinéma cent ans de jeunesse"), Mark Reid (Direttore del Servizio Pedagogico del British Film Institute), Silvano Marseglia (Direttore dell'AEDE-Associazione Europea degli Insegnanti), Simone Moraldi (FilCoSpe Dipartimento Filosofia Comunicazione e Spettacolo-Università degli Studi Roma Tre). Modera Alessandra Guarino (Scuola Nazionale di Cinema-Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia).


giovedì 7 novembre 2013

Sintesi dell'intervento alla Conferenza Nazionale del Cinema (Centro Sperimentale di Cinematografia, Roma, 5 novembre 2013)

Il mio intervento verterà, in una prospettiva europea, sul tema della Film Literacy, il termine europeo con cui si intendono la formazione del pubblico e l'alfabetizzazione al cinema e all'audiovisivo. L'Europa ci invia segnali forti in merito all'adozione di politiche di livello nazionale in ambito culturale e gli ultimi due anni hanno visto uno sviluppo rapido e sistematico nelle politiche europee sulla Film Literacy nell'ambito dell'assetto complessivo del settore delle politiche sul cinema e l'audiovisivo.

Nel giugno del 2013 è stato pubblicato Screening Literacy*, il Rapporto europeo sulla Film Literacy realizzato nell’ambito delle attività del Programma MEDIA dell’Unione Europea a cura del British Film Institute. La sezione italiana del Rapporto è stata curata dal FilCoSpe-Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università degli Studi Roma Tre. L'endorsement del Rapporto è a cura di Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia-Scuola Nazionale di Cinema.
Il Rapporto, che ha coinvolto un centinaio di Enti di varia natura in Italia (amministrazioni locali, istituti scolastici, cineteche, musei, mediateche, federazioni di cineclub, network televisivi, associazioni culturali, ecc.), costituisce uno studio di livello europeo sullo “stato dell’arte” della Film Literacy, le pratiche e le forme di educazione al cinema e all’audiovisivo e di formazione del pubblico nei 28 Paesi membri dell’Unione Europea. Il Rapporto, inoltre, fornisce alla Commissione un elenco di raccomandazioni per la strutturazione dei futuri bandi di finanziamento nell'ambito di uno strand specificamente dedicato alla Film Literacy previsti, a partire da gennaio 2014, nel Programma Europa Creativa.

Il Rapporto evidenzia come, inequivocabilmente, lo statuto della Film Literacy non è definibile se non nel quadro complessivo e generale nel quale essa trova applicazione.
Un quadro culturale, nel quale la formazione dello spettatore si inserisce come un elemento strategico per la costruzione di un pubblico consapevole in grado di destreggiarsi nel panorama complesso dell'offerta culturale e di partecipare attivamente al processo di valorizzazione del patrimonio italiano, europeo e mondiale della cultura e dell'industria del cinema e dell'audiovisivo.
Un quadro industriale, nel quale la formazione del pubblico si configura come un segmento consustanziale alla filiera produttiva e distributiva del prodotto cinematografico e audiovisivo, in grado di garantire quel passaggio fondamentale che collega il pubblico con l'offerta culturale garantita dall'esercizio, con l'obiettivo a lungo termine di raggiungere nuovi pubblici.
Un quadro, non in ultimo, sociale, nel quale il cinema e l'audiovisivo si danno come mezzi per favorire la circolazione di messaggi socialmente connotati e la formazione del pubblico, con un'attenzione particolare al pubblico giovane e ai pubblici che vivono contesti sociali critici, si dà come un fattore di acquisizione di una cittadinanza attiva.

Sulla base dei modelli forniti dai paesi membri dell'UE, e in quest'ottica fortemente sistemica e transnazionale, dal Rapporto emerge come cruciale per lo sviluppo organico di una strategia per la formazione del pubblico, in modo particolare al confronto con il modello nordirlandese**, la necessità di costruire una strategia nazionale, cioè a dire una rete stabile di partenariati trasversali tra i vari enti che hanno in carico la costruzione di una governance condivisa sul cinema e l'audiovisivo (agenzie ed enti governativi culturali, agenzie ed enti governativi con incarichi educativi, amministrazioni locali, associazioni di categoria) caratterizzata dall’obiettivo comune dello sviluppo e della crescita del comparto, nel cui ambito la ricerca di nuovi pubblici è ampiamente riconosciuto come un tassello cruciale.

Tra le prerogative essenziali per il sussistere di una strategia nazionale si sottolineano, in particolare:

 -l'alto grado di coordinamento tra i settori, a livello nazionale, della cultura e dell'educazione;
-un'articolazione dei rapporti tra governo centrale e amministrazioni locali, il “centro” e la “periferia”, le politiche di governance nazionale e le politiche d'intervento territoriali.
-la priorità insindacabile della crescita intellettuale e culturale del pubblico, con particolare attenzione al giovane pubblico, in totale indipendenza rispetto alle logiche dell'industria e del mercato.

In questo orizzonte strategico la formazione del pubblico e l'alfabetizzazione cinematografica e audiovisiva si configurano come strumenti in grado di provvedere a quell' “ultimo miglio” che aggancia il pubblico all'offerta cinematografica, un ultimo miglio che consiste nel lavorare sulla sensibilità del pubblico, con particolare attenzione al patrimonio del cinema europeo di qualità, tale da garantire l'accesso reale al cinema. Un corretto sviluppo delle politiche di Film Literacy contribuirebbe a contrastare il drammatico fenomeno di progressiva chiusura dei cinema monosala dei centri urbani e delle sale di prossimità. Non in ultimo, la Film Literacy ha un potenziale inespresso nella valorizzazione dei beni naturalistici e paesaggistici, un potenziale che, avviando un dialogo con le Film Commission, può trovare strade di sviluppo e di espressione in ambito turistico.

Nella primavera del 2013 è stato pubblicato un secondo bando promosso nell'ambito delle attività di monitoraggio sulla Film Literacy del Programma MEDIA dal titolo Showing films in European schools***. Il progetto di monitoraggio ha tra i suoi obiettivi la realizzazione di uno studio europeo sullo “stato dell'arte” della diffusione del cinema nelle scuole europee e una disamina della situazione inerente le licenze d'uso non commerciale, il diritto d'autore e i meccanismi giuridici di remunerazione. Una questione che, a catena, tira con sé il tema dell'accesso al patrimonio nell'epoca della transizione al digitale che investe tutti i segmenti della filiera produttiva e distributiva del cinema e dell'audiovisivo e, di conseguenza l'opportunità per la creazione di libraries digitali tramite piattaforme distributive in Rete come, ad esempio, il Video on Demand.
Va in questa direzione l'esempio offerto dalla Polonia: nel 2009 il Polish Film Institute ha creato Filmoteka Szkolna, una library di film dei grandi autori della storia del cinema polacco che, grazie ad accordi particolari stipulati tra i vari attanti della filiera, sono stati resi disponibili a titolo gratuito per studenti e insegnanti delle scuole polacche. Una risorsa sulla quale sono stati costruiti “a castello”, in partenariato con una serie di enti attivi sul territorio, una serie di progetti finalizzati all'utilizzo per scopi educativi di questa quota di patrimonio resa accessibile****.

Questo orizzonte di sviluppo si staglia sullo sfondo del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea, previsto a partire dal 1 luglio 2014, per il quale la più recente bozza del disegno di legge “Legge di stabilità 2014” prevede uno stanziamento complessivo di 68 milioni di euro. Sarà interesse di tutti gli addetti ai lavori del settore favorire un coinvolgimento del comparto del cinema e dell’audiovisivo nel quale abbia luogo, sulla scorta delle sollecitazioni provenienti dall'Unione Europea, il riconoscimento dello statuto della Film Literacy come un veicolo imprescindibile di sensibilizzazione alla conoscenza del patrimonio cinematografico e audiovisivo e al cinema europeo di qualità, come un elemento direttamente consustanziale alla filiera produttiva e distributiva dell'industria del cinema e dell'audiovisivo e come un elemento di supporto alle politiche sociali e di welfare, fattore di crescita e rafforzamento delle comunità, elemento di contrasto alla marginalità sociale e un veicolo di diffusione di messaggi socialmente connotati in grado di dare luogo a un processo di sviluppo di un approccio attivo alla cittadinanza.


LE PROPOSTE

- Finanziare uno studio volto a indagare, su base territoriale, il rapporto tra investimenti pubblici sulla formazione del pubblico e stato di salute delle sale cinematografiche.

- Aprire un tavolo di discussione finalizzato a elaborare strategie e accordi volti a favorire l’accesso al patrimonio mettendo mano allo statuto giuridico delle licenze d'uso non commerciale e sfruttando profittevolmente la transizione al digitale.

- Aprire un tavolo di discussione in vista del semestre italiano di presidenza UE.


Simone Moraldi


* il rapporto, nelle sue tre parti (executive summary, country profiles, case studies) è scaricabile sul sito del programma MEDIA alla sezione 'Studies' della pagina 'Media Literacy' (ec.europa.eu/culture/media/media-literacy/studies_en.htm) e sulla pagina dedicata sul sito del BFI (www.bfi.org.uk/screening-literacy-film-education-europe)


** per un approfondimento sul modello nordirlandese si rimanda al sito web di Northern Ireland Screen, l'Agenzia nazionale che, di concerto con il governo centrale, coordina le politiche nazionali sul cinema e l'audiovisivo: www.northernirelandscreen.co.uk.

*** il bando è consultabile sul sito http://ec.europa.eu/culture/media/media-literacy/calls_en.

**** Ulteriori informazioni sul modello polacco sono presenti su queste pagine del presente blog